A piedi nudi

Al giorno d’oggi la società in cui viviamo ci porta a subire un affanno ed un cambiamento delle funzionalità psico-fisiche del nostro corpo.
Un fattore è la inibizione delle funzioni del piede per effetto di scarpe di moda, perdendone il contatto con il terreno e tutti i benefici derivanti.
Sì perché anche la vita a piedi nudi è una “ginnastica” per il corpo e per il suo benessere.
Il movimento, nato in Nuova Zelanda, si chiama “Barefoot” e consiste nel camminare scalzi nella vita quotidiana per riappropriarsi del contatto con la terra e con i suoi benefici, che una volta recepiti, permettono una vita sana e regolare.
Se guardiamo infatti le popolazioni con una vita più sana sono popolazioni dell’Oriente, dove questa usanza è più radicata nella società.
Addirittura, visto l’imminente sopraggiungere della stagione invernale, ed il pensiero che il freddo possa nuocere ai nostri piedi scalzi, possiamo raccontarvi un esercizio che i monaci tibetani (da sempre praticanti scalzisti) usano esercitare per temprare il fisico, dominarlo e regolarne la temperatura.
Consisteva nell’uscire nudi durante una nevicata, con un asciugamano bagnato. Avvolgersi all’interno ed “asciugarlo” con il calore del proprio corpo. Dimostrazione di consapevolezza e capacità di dominio del corpo.
Noi non pretendiamo di provarci, ma anche provare una camminata scalza sulla neve è un’ottima pratica propriocettiva.
Il progetto che noi vogliamo portare a Milano è un “Parco Sensoriale” che dia la possibilità sia agli adulti di recuperare le sensazioni perdute, che ai bambini, soprattutto, farli rendere conto dei benefici e di quanto sia piacevole camminare scalzi.
Queste installazioni esistono già in Europa e nel mondo, come alcune, non troppo pubblicizzate, in Italia.
Noi speriamo di darne successo anche in una città come Milano.
Il progetto iniziale consiste nella realizzazione di un impianto fisso con percorso di circa 400-500 mt. minimo, da affrontare scalzi per percepire il terreno e le diversità di materiale calpestato.
Il sentiero sarà intervallato da diverse “vasche” contenenti materiali, naturali e non, quali paglia, foglie, legno, torba, sassolini, bambù……..ecc. ecc.
Ogni tanto il sentiero sarà intervallato da installazioni per regolare gli altri sensi del corpo, il tatto con gabbiotti dove poter toccare (senza vedere) altri materiali, oppure l’olfatto, con gabbiotti dove poter annusare senza vedere i profumi della natura, associazioni di vista con tatto, come associazioni di udito rispetto al materiale su cui si cammino e sue diversità.

Siamo nati scalzi,

con un corpo umano perfetto, come ci ha istruito Leonardo da Vinci, quindi con dei piedi funzionali e fatti apposta per supportarci ed avere quella sensibilità tattile.
Le scarpe dell’ultimo millennio hanno cambiato il lavoro per cui il piede è stato concepito.

Innanzitutto, provate a bagnare la pianta di un piede e lasciare un impronta sul terreno. Noterete che (nonostante ognuno di noi abbia un piede di fattura differente) l’impronta ha una forma triangolare dove l’apice coincide con il tallone. Il 90% delle scarpe in commercio, invece, ha forma triangolare rovesciata, dove l’apice coincide con la parte anteriore del piede.
Com’è possibile far entrare il piede dentro di essa ? Si contrae, si schiaccia, si comprime fino a “deformarsi” con gli anni e divenendo meno funzionale, oltre ad indebolirsi e con esso tutta la muscolatura. Ne risentono anche le gambe e tutto l’apparato scheletrico.
Nella nostra popolazione occidentale l’80% delle persone ha problemi posturali per questo.
Oltre a questo la gomma e spessore sotto le scarpe portano ad eliminare la percezione del terreno.
Il piede ha un’infinità di ricettori sulla pianta del piede, che servono proprio al sistema nervoso per la percezione e salvaguardia del corpo. Camminando a piedi scalzi si sta cauti nell’appoggio, il corpo si autodifende.
La gomma sotto le scarpe toglie queste sensazioni, portando i piedi all’insensibilità e l’apparato nervoso appunto si indebolisce, si hanno passi pesanti con inevitabili contraccolpi sul corpo.
Aspetto non ultimo, il rapporto bioelettrico che si instaura nel camminare scalzi con il terreno. Le scarpe sono degli isolanti che inibiscono lo scarico di elettricità a terra. Il nostro corpo è un sano trasportatore di cariche elettriche.
Perché fa bene camminare scalzi ?
Riattiva la circolazione sanguigna con conseguenza di gambe meno gonfie, quello che viene chiamato “ritorno venoso” cioè l’inversione della direzione di scorrimento del sangue, dalla periferia verso il cuore, sfidando la forza di gravità.
Gli elettroni che dal terreno attraversano il corpo apportano benessere, camminare scalzi permette a vene e muscoli di lavorare bene e quindi di restare rilassati, nei bambini serve anche per imparare la buona postura, il loro primo contatto è imparare a camminare e percepirne il terreno.
Camminare scalzi è un massaggio naturale.

Camminare scalzi e l’inverno.

Anche l’inverno non è nemico del camminare scalzi, perché
il freddo del terreno a contatto con la piante del piede fa reagire l’ipotalamo, che produce serotonina (stimolando il sistema simpatico) creando un innalzamento della temperatura corporea per proteggerci. Ciò si chiama “termoregolazione”.
Molti credono che camminando scalzi ci si imbatta in infezioni, ma pensate che nelle scarpe si sono contati fino a 400 possibili batteri infestanti.
Esistono 2 tipi di batteri, quelli aerobi e quelli anaerobi. I primi vivono in presenza di ossigeno, mentre gli altri in assenza di ossigeno. Quelli dannosi sono proprio quelli che sopravvivono solo in mancanza di ossigeno. Va da sé che l’aria che incontriamo camminando scalzi ci protegge dal contagio dei batteri nocivi.
Chiudere i piedi nelle scarpe dà vita all’habitat naturale di proliferazione di funghi e batteri, perché all’interno non c’è aria e luce, ma c’è umidità.
Camminare a piedi scalzi, inoltre, combatte alluce valvo, calli, duroni e dita a martello.
Insomma si può dire che camminare scalzi allena sia il corpo che la mente.
Questo parco sensoriale ha lo scopo di rendere consapevoli di tutto quanto detto, provando su se stessi una camminata scalza percependone i diversi terreni e/o materiali che si possono incontrare, duri o soffici, freddi o caldi,ecc.

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